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martedì 12 maggio 2026

Serial Killer nell’Italia Fascista

Serial Killer nell’Italia Fascista (1922–1945)

Serial Killer nell’Italia Fascista (1922–1945)

Riassunto esecutivo: Durante il Ventennio fascista l’immagine di un’Italia ordinata e sicura era prioritaria. Per questo la cronaca nera venne censurata, ridotta o trasformata in propaganda. Eppure, dietro le quinte del regime che voleva apparire perfetto, emersero alcuni casi di omicidi seriali ante litteram. Il fascismo voleva uomini nuovi. Ha prodotto anche mostri vecchi. Solo che li nascondeva sotto il tappeto come polvere ideologica.

Contesto storico e culturale del regime

Il regime fascista puntava a eliminare ogni percezione di disordine sociale. Dal 1924 in poi il controllo sulla stampa diventò sistematico: sequestri, sostituzioni dei direttori, chiusure di giornali e imposizione di linee editoriali che riducevano drasticamente la cronaca nera.

«Gli articoli di cronaca nera sporcano l’immagine che si vuole dare dell’Italia.»

Gli omicidi violenti dovevano apparire come episodi isolati, anomalie marginali in un paese che la propaganda descriveva come disciplinato e sicuro. In pratica: se il sangue non si vede, allora non esiste. Una specie di Photoshop morale del regime.

Analisi archivistiche mostrano infatti un forte calo degli articoli su morti violente nel periodo 1923–1945. Non perché gli omicidi fossero spariti, ma perché erano spariti dai giornali.

Definizione di “serial killer” nel Ventennio

Il termine serial killer nascerà solo negli anni ’70 negli ambienti criminologici statunitensi. In questo studio il concetto viene applicato retroattivamente a soggetti responsabili di almeno tre omicidi separati nel tempo, con intervalli tra un delitto e l’altro.

Sono esclusi gli assassini politici o i massacri di guerra. Per esempio lo squadrista fascista Piero Brandimarte, pur responsabile di numerosi omicidi, viene considerato un criminale politico e non un serial killer nel senso criminologico moderno.

Casi documentati

Il Mostro di Roma (1924–1926)

Tra il 1924 e il 1926 Roma fu attraversata da una serie di omicidi di bambine. Le vittime venivano rapite nei parchi, abusate e strangolate. I corpi venivano poi abbandonati all’aperto.

La polizia fascista arrestò rapidamente il fotografo Gino Girolimoni, trasformandolo nel colpevole perfetto. In seguito fu assolto completamente, ma la macchina propagandistica lo aveva già demolito pubblicamente.

Il vero assassino non fu mai identificato.

Cesare Serviatti (1928–1932)

Cesare Serviatti attirava donne sole tramite annunci matrimoniali. Prometteva matrimonio, stabilità, compagnia. Una truffa sentimentale trasformata in catena di morte.

Dopo averle strangolate durante rapporti sessuali, smembrava i corpi e li occultava nel Tevere o nelle fogne.

Fu soprannominato “il Landru del Tevere”. Arrestato nel 1932, venne condannato a morte e fucilato nel 1933.

Bice “Maritza” Carrara (1939)

A Parma, nel giugno 1939, la polizia scoprì il corpo di una bambina di undici anni. Le indagini portarono a Bice Carrara, nota chiromante soprannominata “Maritza”.

Durante la perquisizione della casa emerse un secondo orrore: lo scheletro di una donna murato nell’abitazione.

Carrara aveva smembrato le vittime con un’ascia. Arrestata, non arrivò mai a processo: venne trovata impiccata in carcere nel 1941.

Leonarda Cianciulli (1939–1940)

Leonarda Cianciulli, passata alla storia come “la saponificatrice di Correggio”, uccise tre donne convinta di dover sacrificare esseri umani per proteggere i figli.

Dopo aver assassinato le vittime con un’accetta, ne fece bollire i corpi nella soda caustica. Dal grasso ricavò sapone e candele.

Processo del 1946. Condanna: trent’anni di carcere più tre in manicomio criminale. La realtà italiana ogni tanto sembra scritta da un Dostoevskij ubriaco chiuso dentro un macello.

Tabella riepilogativa

Caso Anni Luogo Vittime Modus Operandi Esito
Mostro di Roma 1924–1926 Roma 5 bambine Rapimento, abuso, strangolamento Colpevole mai identificato
Cesare Serviatti 1928–1932 Roma / Liguria Almeno 3 donne Truffe matrimoniali, strangolamento, smembramento Condannato a morte e fucilato
Bice Carrara 1939 Parma 2 vittime accertate Omicidio con ascia, occultamento nel muro Suicidio in carcere
Leonarda Cianciulli 1939–1940 Correggio 3 donne Soda caustica e smembramento 30 anni di carcere

Censura e propaganda

Il fascismo non voleva solo reprimere il crimine. Voleva reprimere la percezione del crimine.

La cronaca nera veniva compressa in poche righe, spesso nascosta nelle pagine interne. Delitti efferati venivano trattati come semplici anomalie locali.

Nota critica: molte informazioni disponibili oggi derivano da ricostruzioni successive, archivi locali o giornali stranieri. Le fonti fasciste risultano spesso incomplete, manipolate o volutamente evasive.

Confronto europeo

In Germania figure come Fritz Haarmann ricevettero enorme copertura mediatica. In Francia Henri Landru diventò un simbolo nazionale dell’orrore criminale.

In Italia casi analoghi venivano soffocati o ridotti a devianze individuali senza eco pubblica. Non perché i mostri mancassero, ma perché il regime non poteva permettersi di ammettere che il mostro abitasse dentro la propria società disciplinata.

Fonti principali

  • Archivio di Stato di Parma – Caso Maritza
  • Corriere della Sera – Sette
  • Scientificast – censura fascista e cronaca nera
  • Time Magazine (1946) – Processo Cianciulli
  • ANPI – Patria Indipendente
  • Wikipedia (uso comparativo e orientativo)

Documento storico-divulgativo realizzato per analisi criminologica e culturale del fenomeno degli omicidi seriali nell’Italia fascista.

Perché ogni dittatura promette ordine assoluto. E quasi sempre, dietro quella promessa, c’è una stanza chiusa a chiave piena di cadaveri e carta bollata.

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L'autore

Francesco P. Esposito

Criminologo Forense con oltre 25 anni di esperienza sul campo. Lavoro sul confine tra criminologia, scena del crimine e prove: dove le storie mentono e i dettagli no.

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