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giovedì 18 maggio 2023

Sono caduta ma non sono morta, la storia di M.

 


MI CHIAMO MARINELLA, SONO SCIVOLATA MA NON SONO DAVVERO MORTA

Le belle canzoni d'amore parlano d'amore, i capolavori parlano di delitti e morte violenta.  
Nelle storie drammatiche l'amore ce lo devi mettere tu, sfilartelo dalle dita, incastrarlo bene in ogni anfratto: è una scelta, perciò sono indimenticabili.

Dalla Calabria verso Milano con tutta la famiglia per sopravvivere, questa è la storia di Maria Boccuzzi. Una storia che finirà male: l'avete già capito e non farò nulla per illudervi del contrario.
Maria inizia a scivolare a 15 anni quando trova lavoro in una manifattura di tabacchi di via Moscova a Milano. Lì conosce Mario uno studente spiantato del quale si innamora perdutamente, ma al Signor Boccuzzi quel ragazzo non piace affatto e così Maria scappa di casa, forse senza una ragione, come un ragazzo segue un aquilone. Mario non è propriamente un Principe Azzurro con il rosso mantello e nel giro di un anno la storia finisce. Lo studente spiantato la molla su due piedi e  lei, che ha rotto i ponti con la famiglia, rimane sola con il disonore tipico di una ragazza sedotta e abbandonata in quell'Italia prima della guerra. 

In quegli anni una ragazza sola come Maria: bella, formosa, con una testa di capelli e mediterranea poteva fare solo due lavori: la soubrette o la puttana.
Maria sceglie la prima opzione e con lo strano nome d’arte di Mary Pirimpo, tenta di realizzare il sogno di diventare ballerina. Frequenta i locali di Milano dove conosce tale Jimmy, ex ballerino di fila di Wanda Osiris. Anche Jimmy non è propriamente un Principe Azzurro con il bianco cappello: di giorno venditore scioperato di assicurazioni, di notte animatore ruffiano di night club. Jimmy non aiuta Mary a entrare nel mondo della spettacolo, ma l'avvia ai viscidi baci senza sorrisi dei clienti. Maria è sola, sfruttata e scivola, scivola sempre più sino a che viene ceduta a tal “Carlone”, che di lavoro invece ne fa solo uno: il protettore. 

Maria è rinchiusa in una casa di tolleranza, sempre più infelice e con mille clienti a bussare alla sua porta. Una casa di tolleranza con una metréssa significa ugualmente violenza, sopruso e altro, non illudetevi del contrario.
Arriva la guerra e Maria perde anche quel lavoro e si ritrova a fare la prostituta di strada.

28 Gennaio 1953, Maria è sola, fredda e con il corpo pieno di dolore, crivellata con sei colpi di calibro 6.35. Uccisa forse da un cliente violento, per un regolamento di conti, forse per questioni di droga o forse perché finita nella tratta delle bianche, nessuno saprà mai la ragione di questo femminicidio.

La Polizia chiude dopo poco il caso, perché, diciamocelo chiaro: “la morte violenta non è una conseguenza scontata del fare la prostituta?”.


Vittimologia e resilienza: quando la sopravvivenza è un atto di coraggio

La storia di M. è un caso reale di violenza e sopravvivenza analizzato con gli strumenti della vittimologia e della psicologia forense. Francesco P. Esposito accompagna il lettore attraverso le dinamiche del trauma da abuso, i meccanismi psicologici che intrappolano le vittime e il percorso difficile verso la resilienza. Un racconto che insegna a leggere il crimine dalla parte di chi lo subisce.

→ Studia la vittimologia su accademiapsicocrime.it

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L'autore

Francesco P. Esposito

Criminologo Forense con oltre 25 anni di esperienza sul campo. Lavoro sul confine tra criminologia, scena del crimine e prove: dove le storie mentono e i dettagli no.

Se vuoi vedere come si smonta un caso dall’interno, ho lasciato tutto qui →