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giovedì 30 aprile 2026

Gaslighting: non è manipolazione psicologica. È una tecnica criminale. E la riconosci solo se sai dove guardare

Milano, 2019. Una donna si presenta in commissariato.
Dice che il marito la picchia.
Il marito — avvocato, stimato, sorriso aperto — nega tutto.
Ha le prove: messaggi in cui lei scrive di essersi fatta del male da sola.
Li ha scritti lui, dal suo telefono, mentre lei dormiva.
Ci sono voluti tre anni e una perizia forense per dimostrarlo.
Il gaslighting non è una parola da Instagram.
È una tecnica operativa. E lascia vittime reali.

Il termine lo conoscono tutti. Lo usano in modo sbagliato quasi tutti.

Il gaslighting — dal film Gaslight del 1944 — non è "quando qualcuno ti contraddice". È qualcosa di molto più preciso, molto più grave e molto più facile da non vedere. Lo vedo nei casi che analizzo da 25 anni. È uno strumento. Ha una logica. Funziona. E la criminologia forense lo smonta pezzo per pezzo.

Cos'è davvero — definizione operativa, non psicologica

In ambito forense, il gaslighting è un pattern sistematico di inganno finalizzato a destabilizzare la percezione della realtà della vittima, con lo scopo di ottenere controllo comportamentale.

Tre parole chiave:

  • Sistematico — non è un episodio. È un metodo ripetuto con intenzione.
  • Finalizzato — c'è uno scopo. Controllo, denaro, impunità, potere.
  • Pattern — segue fasi identificabili, prevedibili, documentabili.

Il gaslighting in sede penale può costituire violenza psicologica sistematica — reato introdotto nel codice penale italiano con il D.lgs. 150/2022. Non è più solo un concetto clinico. È un fatto giuridicamente rilevante.

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Le 4 fasi operative — come lo riconosci in un caso reale

1. Idealizzazione iniziale (love bombing)

Il manipolatore inizia con un eccesso di attenzione e affetto. Crea il legame di dipendenza emotiva su cui costruire tutto il resto. La vittima pensa: "mi conosce meglio di chiunque altro".

2. Primo scivolamento — errori piccoli e contestazioni lievi

La vittima inizia a "sbagliare". Cose che non ricorda, oggetti spostati, parole fraintese. L'aggressore corregge con tono affettuoso: "sei sicura? perché mi sembra che ultimamente tu sia un po' distratta". La vittima non percepisce ancora l'attacco. Percepisce la propria imperfezione.

3. Escalation — contestazione della realtà percettiva

"Non è successo così." "Stai esagerando." "Sei troppo sensibile." "Te lo stai inventando."

In questa fase si attiva un meccanismo neurologico reale: l'ipocampo viene destabilizzato dallo stress cronico da manipolazione. Il gaslighting prolungato produce alterazioni cognitive misurabili. Non è metafora.

4. Isolamento e dipendenza — la vittima non sa più chi credere

L'aggressore diventa l'unica fonte di validazione della realtà. Il controllo è completo. Se la vittima tenta di denunciare, si auto-contraddice, non ricorda le date — diventando paradossalmente meno credibile agli occhi di chi indaga.

Chi lo usa — il profilo criminologico del gaslighter

Il narcisista maligno riscrive la realtà per proteggere l'immagine grandiosa di sé. Qualsiasi critica è una minaccia all'ego che va neutralizzata.

Lo psicopatico strumentale lo usa come tecnica deliberata di controllo. Non ha conflitto emotivo. Calcola l'efficacia. Lo ritrovi nelle truffe sentimentali e nello sfruttamento lavorativo.

Il dipendente ansioso con tratti controllanti lo usa da paura — di essere abbandonato, di perdere il controllo. È il profilo più difficile da leggere dall'esterno.

In tutti e tre i casi: la vittima non è il bersaglio dell'aggressività — è lo strumento per raggiungere un obiettivo.

Come si documenta — la prospettiva forense

Il gaslighting prospera nell'oralità e nell'informalità. Perde forza quando si cristallizza su carta o su schermo.

  • Screenshot di conversazioni con data e ora visibili — soprattutto quando l'aggressore nega eventi recenti.
  • Un diario datato degli episodi — scritto subito dopo che accadono, non a posteriori.
  • Testimoni indiretti — persone a cui hai parlato degli episodi nelle ore successive.
  • Referti medici o psicologici — hanno valore probatorio in sede processuale.

L'errore investigativo più comune

Quando una vittima di gaslighting denuncia, l'errore più frequente è trattare le sue incongruenze come segnali di inaffidabilità. È l'esatto contrario.

Le incongruenze — le date che non tornano, i dettagli che cambiano — sono sintomi del danno cognitivo prodotto dalla manipolazione prolungata. Sono prove del reato, non prove contro la vittima. Il criminologo forense addestrato sa leggere questa differenza. È una competenza tecnica. Non è buon senso.

Perché questo ti riguarda anche se non sei una vittima

Il gaslighting non è confinato alle relazioni sentimentali. Lo ritrovi nei contesti lavorativi, nelle famiglie, nelle organizzazioni. Imparare a riconoscerlo non è terapia. È alfabetizzazione criminologica.

Chi capisce come funziona la manipolazione sistematica è molto più difficile da manipolare. Non perché diventa cinico — ma perché sa dove guardare. Ed è esattamente questo che facciamo qui.


Criminologia forense applicata: non teoria, metodo reale

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📚 Leggi anche su Accademia PsicoCrime:
→ La Triade Oscura: narcisismo, machiavellismo e psicopatia
→ L'Amigdala, la Corteccia Prefrontale e i comportamenti criminali
→ Ipnosi e Manipolazione Mentale: miti e realtà

venerdì 19 aprile 2024

LA TRIADE OSCURA - INCIPIT -

 

Introduzione alla Triade Oscura

Definizione e panoramica. La Triade Oscura comprende tre tratti di personalità disturbata: narcisismo, machiavellismo e psicopatia. Ognuno di questi tratti ha caratteristiche uniche che possono predisporre gli individui a comportamenti antisociali e criminali.

Storia e sviluppo del concetto. Il concetto della Triade Oscura è stato introdotto per la prima volta nei primi anni 2000 da psicologi che studiavano le correlazioni tra certi tratti di personalità e la predisposizione alla criminalità. La triade è stata discussa ampiamente per il suo impatto nella psicologia forense e nella criminologia.

***

Valutazione del Rischio. La presenza di tratti della Triade Oscura può essere un indicatore significativo del rischio di comportamenti violenti o criminali. Gli psicologi forensi utilizzano test standardizzati e interviste cliniche per valutare la presenza di questi tratti nei soggetti, contribuendo così a delineare i profili di rischio. Durante i processi, gli psicologi forensi possono essere chiamati a testimoniare riguardo alla natura e all'estensione dei tratti della Triade Oscura di un imputato. Questo può influenzare le decisioni sulla sua capacità di intendere e di volere, o sulla sua responsabilità penale.

Indicazioni pratiche

Programmazione del Trattamento. Identificare questi tratti aiuta a sviluppare programmi di trattamento più efficaci nei contesti di detenzione o riabilitazione. Trattamenti specializzati possono essere necessari per affrontare i diversi aspetti della Triade Oscura, che standard di trattamento generali potrebbero non coprire.

Lo studio della Triade Oscura offre una finestra sui motivi psicologici che possono spingere gli individui a compiere atti criminali. Per esempio, i narcisisti potrebbero commettere crimini per ottenere ammirazione o status, i machiavelliani per ottenere potere o risorse, e i psicopatici spesso per pura gratificazione immediata o per il brivido (!).

Intervento

La comprensione delle dinamiche della Triade Oscura è essenziale per lo sviluppo di strategie preventive. Programmi di educazione e intervento precoce possono essere implementati nelle scuole o nelle comunità per identificare e supportare individui a rischio.

***

Politiche Pubbliche e Legislazione. La ricerca sulla Triade Oscura può influenzare la legislazione e le politiche pubbliche relative al trattamento dei criminali, alla sicurezza pubblica e alle strategie di riabilitazione. Questo include considerazioni su come gestire individui con questi tratti in carcere o come integrarli di nuovo nella società in modo sicuro. 

II Narcisismo e Criminalità

Caratteristiche del narcisismo: Il narcisismo è caratterizzato da un senso esagerato di auto-importanza, una profonda necessità di ammirazione e una mancanza di empatia verso gli altri. Questi tratti possono portare a comportamenti manipolativi e spesso abusivi.

Esempi storici e contemporanei: Personaggi storici come alcuni leader politici e figure di alto profilo nel mondo degli affari possono mostrare tratti narcisistici che influenzano il loro comportamento e decisioni etiche.

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La Triade Oscura: narcisismo, psicopatia e crimine

La Triade Oscura — narcisismo, psicopatia e machiavellismo — è uno dei costrutti più potenti della psicologia forense per comprendere i profili criminali predatori. Francesco P. Esposito introduce questi tratti di personalità e il loro ruolo nei comportamenti manipolatori, antisociali e violenti — dai white collar crime ai serial offender.

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mercoledì 13 marzo 2024

Come si valuta il rischio di violenza? HCR-20 Overview


L'HCR-20 (Historical, Clinical, Risk Management-20) è uno strumento di valutazione del rischio di violenza ampiamente utilizzato da professionisti della salute mentale, in particolare in contesti forensi e psichiatrici. Lo scopo dell'HCR-20 è di aiutare gli operatori a stimare il rischio di comportamenti violenti in individui adulti, facilitando così la pianificazione del trattamento e la gestione del rischio. Questo strumento si basa su un approccio strutturato al giudizio professionale e integra sia fattori statici che dinamici legati al rischio di violenza.

Struttura dell'HCR-20

L'HCR-20 è diviso in tre sezioni principali, ognuna delle quali valuta specifici domini di rischio:

- Fattori Storici (H - Historical): Questa sezione comprende 10 item che valutano gli aspetti storici e invariabili dell'individuo, quali precedenti episodi di violenza, storia di relazioni interpersonali instabili, problemi nell'infanzia, abuso di sostanze, e problemi di salute mentale passati.

- Fattori Clinici (C - Clinical): Questi 5 item si concentrano su aspetti attuali, potenzialmente modificabili, legati alla condizione clinica dell'individuo, come la presenza di sintomi psicotici, di disturbi dell'umore, di impulsività, e di mancanza di insight.

- Fattori di Gestione del Rischio (R - Risk Management): Questa sezione valuta 5 fattori legati alle circostanze attuali dell'individuo e alla sua capacità di gestire il rischio di violenza. Include la valutazione della disponibilità e dell'accesso a supporti, la qualità del piano di trattamento, la compliance al trattamento, e la presenza di stressori ambientali.

Applicazione dell'HCR-20
L'applicazione dell'HCR-20 richiede una formazione specifica. Gli operatori devono raccogliere e analizzare informazioni dettagliate riguardanti l'individuo, inclusi dati storici, clinici e relativi alla gestione del rischio. L'analisi di questi dati consente ai professionisti di formulare un giudizio sul livello di rischio di violenza dell'individuo e di sviluppare piani di trattamento e gestione del rischio personalizzati.

Importanza nell'Assistenza Clinica e nella Gestione del Rischio

L'HCR-20 è uno strumento prezioso per i professionisti della salute mentale, poiché fornisce una base strutturata per valutare il rischio di violenza. Questo può migliorare la sicurezza dei pazienti, del personale e della comunità, consentendo interventi tempestivi e mirati per ridurre il rischio di comportamenti violenti. Inoltre, l'utilizzo dell'HCR-20 può facilitare la comunicazione tra i membri del team clinico e tra diverse agenzie coinvolte nella cura e nella gestione del paziente.

Critiche e Limiti

Nonostante la sua ampia adozione, l'HCR-20 non è esente da critiche. Alcuni ricercatori sottolineano i limiti legati alla soggettività del giudizio professionale e alla variabilità nelle interpretazioni degli item. Inoltre, l'efficacia dell'HCR-20 può essere influenzata dalla qualità delle informazioni disponibili e dalla formazione degli utilizzatori. Nonostante queste sfide, l'HCR-20 rimane uno degli strumenti più affidabili e validati per la valutazione del rischio di violenza.
ESEMPIO

L'HCR-20 è uno strumento strutturato per la valutazione del rischio di violenza che si basa su 20 item suddivisi in tre categorie: storico (H), clinico (C), e gestione del rischio (R). Ecco un esempio semplificato di come potrebbero essere formulati alcuni degli item in ciascuna delle tre sezioni, per darti un'idea di come funziona il test. Ricorda che questo è solo un esempio illustrativo e non sostituisce la formazione professionale e il materiale ufficiale dell'HCR-20.

Storico (H)

  1. Precedenti atti di violenza - Esamina qualsiasi precedente comportamento violento.
  2. Problemi di relazione - Valuta le difficoltà persistenti nelle relazioni interpersonali.
  3. Problemi di lavoro - Considera la storia lavorativa e eventuali problemi incontrati.
  4. Storia di uso di sostanze - Valuta l'uso passato di alcool o droghe.
  5. Problemi psichiatrici maggiori - Esamina la presenza di disturbi psichiatrici diagnosticati.

Clinico (C)

  1. Insight - Valuta la consapevolezza della propria condizione mentale e del comportamento.
  2. Pensiero violento - Considera la presenza di fantasie o pensieri violenti.
  3. Impulsività - Valuta la tendenza ad agire improvvisamente con poco o nessun pensiero alle conseguenze.
  4. Instabilità emotiva - Esamina la presenza di rapidi cambiamenti dell'umore.
  5. Mancanza di risposte al trattamento - Considera la storia di mancata risposta ai trattamenti precedenti.

Gestione del Rischio (R)

  1. Piani di rischio non realizzabili - Valuta la fattibilità e l'adeguatezza dei piani per gestire il rischio di violenza.
  2. Esposizione a situazioni destabilizzanti - Considera la probabilità di situazioni che potrebbero aumentare il rischio di comportamento violento.
  3. Manca di supporto - Esamina la disponibilità di reti di supporto personali o professionali.
  4. Non conformità - Valuta la probabilità di non aderire a trattamenti o interventi.
  5. Stress - Considera la capacità dell'individuo di gestire lo stress.

La valutazione con l'HCR-20 richiede una raccolta approfondita delle informazioni e l'uso di giudizio clinico professionale. I risultati possono aiutare a informare i piani di trattamento, le decisioni di gestione del rischio e le raccomandazioni relative alla sicurezza pubblica e istituzionale.


HCR-20: lo strumento forense per valutare il rischio di violenza

L'HCR-20 è uno degli strumenti più utilizzati in criminologia forense per la valutazione del rischio di violenza e la stima della recidiva criminale. Francesco P. Esposito ne spiega struttura, variabili cliniche, storiche e di gestione del rischio, e come viene applicato nelle perizie psichiatriche e nelle valutazioni penitenziarie in Italia.

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giovedì 12 ottobre 2023

PRIMISSIMI ELEMENTI DI NEGOZIAZIONE DEGLI OSTAGGI

LEZIONE CON TOOL PRATICI PER APPOCIARSI ALLA MATERIA


Facciamo come se tu fossi un negoziatore o una negoziatrice.

La negoziazione è un'arte che richiede abilità, pazienza e strategia. Uno dei massimi esperti in questo campo è Chris Voss, un ex negoziatore dell'FBI che ha sviluppato approcci innovativi per affrontare situazioni complesse. I suoi principi di negoziazione sono diventati fondamentali per coloro che cercano di migliorare le proprie capacità di trattativa.

Ecco una panoramica dei principi chiave da tenere a mente.

Preparazione

La preparazione è fondamentale. Prima di iniziare qualsiasi negoziazione, è necessario raccogliere tutte le informazioni possibili sugli ostaggi, i sequestratori e la situazione generale. Questo include la storia, le richieste, le dinamiche all'interno del gruppo di sequestratori e le potenziali risorse.

Comunicazione

Stabilire una linea di comunicazione aperta è cruciale. Assicurati che i sequestratori sappiano che sei lì per ascoltarli. Puoi farlo attraverso intermediari o direttamente, a seconda della situazione.

Empatia

Mostra empatia verso gli ostaggi e i loro familiari. Questo può aiutarti a guadagnare la loro fiducia e a creare un legame umano.

Comunicazione assertiva

Quando comunichi con i sequestratori, sii calmo e assertivo. Mantieni la tua voce ferma e trasmetti chiaramente le tue intenzioni e i tuoi limiti.

Tempo

La negoziazione degli ostaggi richiede tempo. Non cercare di affrettare il processo. Può richiedere giorni o addirittura settimane.

Ascolto attivo

Ascolta attentamente ciò che i sequestratori dicono e cerca di capire le loro preoccupazioni e motivazioni.

Costruzione di soluzioni

Cerca di trovare soluzioni che soddisfino le esigenze dei sequestratori senza compromettere la sicurezza degli ostaggi o violare leggi o principi etici.

Trattativa delle richieste

Se le richieste dei sequestratori sono accettabili e fattibili, considera di soddisfarle. Tuttavia, fai in modo che qualsiasi concessione sia condizionata al rispetto dell'incolumità degli ostaggi.

Mediazione neutrale 

A volte, coinvolgere un mediatore neutrale o un esperto in trattative può aiutare a risolvere situazioni difficili.

Pianificazione per situazioni critiche 

Prepara piani di emergenza nel caso in cui la negoziazione fallisca o la situazione peggiori. La sicurezza degli ostaggi deve essere la priorità assoluta.

Trasparenza con le autorità

Collabora strettamente con le autorità competenti e condividi tutte le informazioni rilevanti con loro.

Flessibilità e adattabilità

Le situazioni possono evolversi rapidamente. Sii flessibile e pronto a modificare la tua strategia di negoziazione in base agli sviluppi.

Monitoraggio costante

Mantieni una costante vigilanza sulla situazione e sulla salute degli ostaggi. Rendi conto di eventuali cambiamenti alle autorità e alle parti coinvolte.

Terminazione pacifica

L'obiettivo principale deve essere una risoluzione pacifica della situazione. Cerca sempre di evitare un conflitto armato o l'uso della forza, che potrebbe mettere a rischio la vita degli ostaggi.

Debriefing

Dopo il rilascio degli ostaggi, è importante condurre una revisione dettagliata della negoziazione per identificare punti di forza e debolezza e migliorare le future operazioni.

Ricorda che la negoziazione degli ostaggi è una situazione ad alta pressione e può essere estremamente stressante. È importante avere un team di esperti dedicati a questa complessa operazione e lavorare in collaborazione con le autorità competenti per garantire una risoluzione sicura e pacifica. Le tecniche di negoziazione sono dei metodi e delle strategie che si usano per condurre una trattativa tra due o più parti che hanno interessi diversi o contrastanti, al fine di raggiungere un accordo vantaggioso per tutti.

Esistono diversi tipi e modelli di negoziazione, a seconda del grado di cooperazione o competizione tra le parti, del tipo di relazione che si vuole instaurare, degli obiettivi che si vogliono ottenere e delle risorse che si hanno a disposizione.


Tra le tecniche di negoziazione più comuni e utilizzate, possiamo citare:

La preparazione: consiste nel raccogliere informazioni sulla controparte, sul contesto, sulle proprie aspettative e sulle proprie alternative. Serve a definire gli obiettivi, le priorità, i margini di flessibilità e le strategie da adottare.

Il silenzio: consiste nel non parlare o interrompere la comunicazione per un breve periodo. Serve a creare attesa, suspense, pressione o riflessione nella controparte, a seconda dei casi.

La prima mossa: consiste nel fare la prima proposta o richiesta nella trattativa. Serve a stabilire un punto di riferimento, a mostrare sicurezza e determinazione, a testare la reazione della controparte.

Il valore: consiste nel dimostrare il valore della propria offerta, evidenziando i benefici, i vantaggi e le soluzioni che può apportare alla controparte. Serve a creare interesse, fiducia e soddisfazione nella controparte.

La pazienza: consiste nel non avere fretta di chiudere la trattativa, ma anzi prolungarla il più possibile. Serve a mostrare calma, controllo e professionalità, a non sembrare disperati o bisognosi, a far emergere le esigenze e le concessioni della controparte.

Il cedimento: consiste nel rinunciare a una parte delle proprie richieste o aspettative in cambio di qualcosa dalla controparte. Serve a creare un clima di collaborazione, a generare reciprocità e gratitudine, a raggiungere un compromesso equo.

Il superamento: consiste nel non lasciarsi scoraggiare dal rifiuto o dalle obiezioni della controparte, ma anzi affrontarle con argomenti validi e convincenti. Serve a dimostrare sicurezza, competenza e determinazione, a risolvere i dubbi e le perplessità della controparte.


Il potere del "no": Secondo Voss, il "no" è una parola potente in una negoziazione. La sua strategia si basa sull'idea che è più facile far dire "sì" a qualcuno dopo aver ottenuto un "no". Questo consente di capire meglio le preoccupazioni e le esigenze dell'altra parte.

Approfondiamo i concetti sopra esposti.

Ascolto attivo: Voss enfatizza l'importanza dell'ascolto attivo. Ciò significa non solo ascoltare le parole dell'altra persona, ma anche cercare di comprendere le loro emozioni e motivazioni. L'ascolto attivo aiuta a costruire fiducia e a stabilire un rapporto positivo.

Posto di comando emotivo: Una delle strategie chiave di Voss è il controllo delle emozioni. Egli suggerisce di rimanere calmi e di evitare reazioni impulsive durante una negoziazione. Questo aiuta a mantenere il controllo e a prendere decisioni più razionali.

Specifica e concreta: Le richieste vaghe o generiche possono portare a fraintendimenti. Voss consiglia di essere specifici nelle richieste e di fornire dettagli chiari. Ciò rende più facile per l'altra parte capire cosa si sta cercando di ottenere.

L'effetto del "come": Secondo Voss, il modo in cui si pone una domanda può influenzare la risposta.

Piuttosto che chiedere un "sì" o un "no", spesso è più efficace chiedere "come" qualcosa può essere realizzato. Questo apre la porta a una discussione più costruttiva.

Creare il "no" di protezione: Voss suggerisce di far sentire l'altra parte al sicuro dicendo loro che possono dire "no" in qualsiasi momento. Questo riduce la pressione e aumenta la probabilità che l'altra parte sia disposta a esplorare opzioni.

Il potere del silenzio: Il silenzio può essere un'arma potente nella negoziazione. Voss incoraggia a non riempire i vuoti di silenzio, ma a lasciare che l'altra parte pensi e risponda. A volte, la persona che tace per prima ottiene l'informazione di cui ha bisogno.

Empatia: Capire le emozioni e le prospettive dell'altra parte è cruciale. Voss promuove l'empatia come strumento per costruire ponti e superare gli ostacoli nella trattativa.


In conclusione, i principi di negoziazione di Chris Voss offrono un quadro completo per affrontare con successo situazioni di trattativa complesse. La sua esperienza nell'FBI ha dato origine a strategie che possono essere applicate in una varietà di contesti, dall'affari alla vita quotidiana. Ricordando l'importanza del "no", dell'ascolto attivo e dell'empatia, è possibile migliorare notevolmente le proprie abilità negoziali e ottenere risultati positivi.

Il concetto di "coltivare il sì": Voss sottolinea che la negoziazione non dovrebbe essere vista come una battaglia tra avversari, ma piuttosto come un'opportunità per costruire accordi vantaggiosi per entrambe le parti. La sua strategia si basa sull'idea di "coltivare il sì", cioè lavorare insieme all'altra parte per raggiungere una soluzione che soddisfi entrambe le parti. Questo approccio può portare a risultati più duraturi e relazioni più solide.

La gestione delle obiezioni: Le obiezioni sono inevitabili in una trattativa. Tuttavia, anziché vederle come ostacoli, Voss suggerisce di trattarle come opportunità per ottenere ulteriori informazioni e comprendere meglio le preoccupazioni dell'altra parte. Affrontare le obiezioni con calma e empatia può spesso condurre a soluzioni creative.

La costruzione di ponti: Una delle abilità distintive di Voss è la capacità di costruire ponti tra le parti in conflitto. Egli incoraggia a cercare punti di convergenza e interessi comuni, anche nelle situazioni più complesse. Questo può aprire la strada a soluzioni che altrimenti sembrerebbero impossibili.

La negoziazione come processo dinamico: Voss enfatizza che la negoziazione non è un evento singolo, ma piuttosto un processo continuo. È importante rimanere flessibili e adattabili, pronti a modificare la strategia in base alle circostanze e alle reazioni dell'altra parte.

La preparazione è fondamentale: Prima di entrare in una negoziazione, Voss raccomanda di condurre una ricerca approfondita e di preparare una strategia chiara. Conoscere l'altra parte, i loro interessi e le possibili alternative può metterti in una posizione di vantaggio.

La pazienza come virtù: La negoziazione può richiedere tempo. Voss consiglia di essere pazienti e di non essere troppo ansiosi nel cercare di chiudere rapidamente un accordo. A volte, dare all'altra parte il tempo di riflettere può portare a risultati migliori.

Il rispetto come fondamento: Infine, ma non meno importante, il rispetto è un principio cardine della negoziazione secondo Voss. Trattare l'altra parte con rispetto e cortesia non solo è etico, ma può anche contribuire a creare un ambiente più favorevole per una trattativa positiva.

In conclusione, i principi di negoziazione di Chris Voss sono una guida preziosa per coloro che cercano di migliorare le proprie capacità di trattativa. Questi principi mettono in evidenza l'importanza di ascoltare, di comprendere le emozioni e le prospettive altrui, e di lavorare insieme per raggiungere accordi vantaggiosi per entrambe le parti. Applicando queste strategie, è possibile aumentare le probabilità di successo nelle trattative e costruire relazioni più solide nel processo.

Queste sono solo alcune delle tecniche di negoziazione che si possono applicare in diverse situazioni e contesti. Ovviamente, non esiste una formula magica o universale per negoziare bene: ogni trattativa richiede una preparazione adeguata, una flessibilità adattativa e una creatività innovativa.

L’importante è avere sempre chiaro il proprio obiettivo e il proprio interesse, ma anche quello della controparte, cercando di trovare una soluzione che sia vantaggiosa per entrambi.


LIBRI CONSIGLIATI


Never Split the Difference:
Negotiating as if Your Life Depended on It di Chris Voss, libro fondamentale dal quale partire.

L’arte di negoziare di William Ury: un libro che spiega come negoziare in modo efficace e pacifico, usando il metodo del “no positivo” e del “terzo lato”.

Negoziare con successo di Roger Fisher e Daniel Shapiro: un libro che illustra come gestire le emozioni proprie e altrui nella negoziazione, usando il modello delle “cinque dimensioni”.

Negoziare in situazioni difficili di Deepak Malhotra e Max Bazerman: un libro che fornisce delle strategie pratiche per affrontare le situazioni di negoziazione più complesse e sfidanti, come le crisi, i conflitti, le trappole psicologiche, ecc.

"Never Split the Difference" è un libro scritto da Chris Voss, ex negoziatore capo dell'FBI per ostaggi e fondatore della Black Swan Group, un'azienda di consulenza sulla negoziazione. Il libro offre preziosi consigli sulla negoziazione, basati sulle sue esperienze nel mondo delle trattative ad alto rischio. La sinossi in italiano potrebbe essere la seguente:


L'angolo della sinossi


"In 'Never Split the Difference', l'ex negoziatore capo dell'FBI Chris Voss condivide la sua vasta esperienza nel campo delle trattative ad alto rischio, offrendo consigli preziosi su come ottenere risultati positivi in ogni tipo di negoziazione.

Basandosi su aneddoti e strategie di vita reale, Voss svela i segreti per gestire efficacemente situazioni di conflitto, negoziare con successo e ottenere accordi vantaggiosi.

Questo libro è una guida indispensabile per chiunque sia interessato a migliorare le proprie abilità di negoziazione e a ottenere risultati positivi in qualsiasi trattativa."


Negoziazione degli ostaggi: psicologia e tecnica

La negoziazione degli ostaggi è una delle discipline più delicate della psicologia forense applicata. Francesco P. Esposito introduce i principi fondamentali della crisis negotiation: come costruire rapporto con un soggetto in crisi, le tecniche di ascolto attivo, il controllo emotivo e i protocolli usati dalle forze dell'ordine nelle situazioni ad alto rischio. Non è come nei film — è molto più sottile.

→ Studia le tecniche forensi su accademiapsicocrime.it

giovedì 18 maggio 2023

Sono caduta ma non sono morta, la storia di M.

 


MI CHIAMO MARINELLA, SONO SCIVOLATA MA NON SONO DAVVERO MORTA

Le belle canzoni d'amore parlano d'amore, i capolavori parlano di delitti e morte violenta.  
Nelle storie drammatiche l'amore ce lo devi mettere tu, sfilartelo dalle dita, incastrarlo bene in ogni anfratto: è una scelta, perciò sono indimenticabili.

Dalla Calabria verso Milano con tutta la famiglia per sopravvivere, questa è la storia di Maria Boccuzzi. Una storia che finirà male: l'avete già capito e non farò nulla per illudervi del contrario.
Maria inizia a scivolare a 15 anni quando trova lavoro in una manifattura di tabacchi di via Moscova a Milano. Lì conosce Mario uno studente spiantato del quale si innamora perdutamente, ma al Signor Boccuzzi quel ragazzo non piace affatto e così Maria scappa di casa, forse senza una ragione, come un ragazzo segue un aquilone. Mario non è propriamente un Principe Azzurro con il rosso mantello e nel giro di un anno la storia finisce. Lo studente spiantato la molla su due piedi e  lei, che ha rotto i ponti con la famiglia, rimane sola con il disonore tipico di una ragazza sedotta e abbandonata in quell'Italia prima della guerra. 

In quegli anni una ragazza sola come Maria: bella, formosa, con una testa di capelli e mediterranea poteva fare solo due lavori: la soubrette o la puttana.
Maria sceglie la prima opzione e con lo strano nome d’arte di Mary Pirimpo, tenta di realizzare il sogno di diventare ballerina. Frequenta i locali di Milano dove conosce tale Jimmy, ex ballerino di fila di Wanda Osiris. Anche Jimmy non è propriamente un Principe Azzurro con il bianco cappello: di giorno venditore scioperato di assicurazioni, di notte animatore ruffiano di night club. Jimmy non aiuta Mary a entrare nel mondo della spettacolo, ma l'avvia ai viscidi baci senza sorrisi dei clienti. Maria è sola, sfruttata e scivola, scivola sempre più sino a che viene ceduta a tal “Carlone”, che di lavoro invece ne fa solo uno: il protettore. 

Maria è rinchiusa in una casa di tolleranza, sempre più infelice e con mille clienti a bussare alla sua porta. Una casa di tolleranza con una metréssa significa ugualmente violenza, sopruso e altro, non illudetevi del contrario.
Arriva la guerra e Maria perde anche quel lavoro e si ritrova a fare la prostituta di strada.

28 Gennaio 1953, Maria è sola, fredda e con il corpo pieno di dolore, crivellata con sei colpi di calibro 6.35. Uccisa forse da un cliente violento, per un regolamento di conti, forse per questioni di droga o forse perché finita nella tratta delle bianche, nessuno saprà mai la ragione di questo femminicidio.

La Polizia chiude dopo poco il caso, perché, diciamocelo chiaro: “la morte violenta non è una conseguenza scontata del fare la prostituta?”.


Vittimologia e resilienza: quando la sopravvivenza è un atto di coraggio

La storia di M. è un caso reale di violenza e sopravvivenza analizzato con gli strumenti della vittimologia e della psicologia forense. Francesco P. Esposito accompagna il lettore attraverso le dinamiche del trauma da abuso, i meccanismi psicologici che intrappolano le vittime e il percorso difficile verso la resilienza. Un racconto che insegna a leggere il crimine dalla parte di chi lo subisce.

→ Studia la vittimologia su accademiapsicocrime.it

giovedì 30 marzo 2023

Criminologia e neuroscienze: prospettive divulgative


La neuroscienza forense è un campo in rapida crescita che sta cambiando il modo in cui il sistema giudiziario affronta i casi. La neuroscienza forense combina la scienza della neurobiologia con le esigenze legali per comprendere meglio come il cervello umano influisce sul comportamento criminale. 

Questo può aiutare a risolvere casi complessi e a garantire che la giustizia sia fatta.

Uno dei modi in cui la neuroscienza forense sta influenzando il sistema giudiziario è fornendo nuove informazioni sulle motivazioni e sulle intenzioni dei criminali. Ad esempio, i neuroscienziati possono utilizzare tecniche di imaging cerebrale come la risonanza magnetica funzionale (fMRI) per studiare l'attività cerebrale durante la commissione di un crimine. 

Questo può fornire informazioni sulle motivazioni del criminale e sulle sue intenzioni, che possono essere utilizzate come prove durante il processo.

La neuroscienza forense può anche aiutare a valutare la credibilità dei testimoni e delle confessioni. Ad esempio, i neuroscienziati possono utilizzare tecniche come l'elettroencefalografia (EEG) per valutare la risposta del cervello di un testimone alle domande durante un interrogatorio. 

Questo può aiutare a determinare se un testimone sta mentendo o se la sua testimonianza è affidabile. Inoltre, la neuroscienza può anche essere utilizzata per valutare la capacità di un individuo di comprendere e accettare le conseguenze delle proprie azioni, che è un fattore importante nella determinazione della pena.

La neuroscienza forense sta anche influenzando il modo in cui le prove sono presentate in tribunale. Ad esempio, i neuroscienziati possono aiutare a spiegare il significato delle prove biologiche, come i risultati di un test del DNA, in modo che siano comprensibili per il giudice e per il pubblico. Inoltre, la neuroscienza forense può aiutare a spiegare come i pregiudizi e le influenze culturali possono influire sulla percezione umana, che è importante per valutare la credibilità dei testimoni e delle prove.

In sintesi, la neuroscienza forense sta giocando un ruolo sempre più importante nella risoluzione dei casi giudiziari. Offre una comprensione più profonda della mente umana e dei processi cognitivi che sono alla base del comportamento criminale e può aiutare a garantire che la giustizia sia fatta. La neuroscienza forense sta anche influenzando il modo in cui le prove sono presentate in tribunale e il modo in cui le testimonianze sono valutate.

Inoltre, la neuroscienza forense sta anche contribuendo alla prevenzione del crimine. Ad esempio, i neuroscienziati possono studiare i fattori di rischio neurobiologici che possono predisporre un individuo a comportarsi in modo criminale. 

Queste informazioni possono essere utilizzate per sviluppare programmi di prevenzione e intervento prima che il crimine abbia luogo.

Nonostante i progressi nella neuroscienza forense, ci sono ancora molte sfide da affrontare. Ad esempio, la neuroscienza forense è ancora un campo relativamente nuovo e in evoluzione, e c'è ancora molto da imparare sulla relazione tra il cervello e il comportamento criminale. Inoltre, c'è ancora una mancanza di consenso sul modo in cui la neuroscienza forense dovrebbe essere utilizzata nei tribunali e su come le sue conclusioni dovrebbero essere valutate.

In conclusione, la neuroscienza forense sta diventando sempre più importante per il sistema giudiziario e sta influenzando il modo in cui i casi sono risolti e le pene sono determinate. 

Mentre la neuroscienza forense continua a evolversi, sarà importante continuare a esplorare i suoi potenziali e a affrontare le sfide che si presentano.


Neuroscienze e crimine: il cervello che devia

Le neuroscienze hanno rivoluzionato la comprensione del comportamento criminale. Francesco P. Esposito esplora le prospettive divulgative di questa disciplina: come la struttura e la funzione cerebrale influenzano la propensione al crimine, cosa ci dicono gli studi di neuroimaging sui soggetti antisociali e come la criminologia forense integra questi dati nell'analisi dei casi reali.

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