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giovedì 12 ottobre 2023

PRIMISSIMI ELEMENTI DI NEGOZIAZIONE DEGLI OSTAGGI

LEZIONE CON TOOL PRATICI PER APPOCIARSI ALLA MATERIA


Facciamo come se tu fossi un negoziatore o una negoziatrice.

La negoziazione è un'arte che richiede abilità, pazienza e strategia. Uno dei massimi esperti in questo campo è Chris Voss, un ex negoziatore dell'FBI che ha sviluppato approcci innovativi per affrontare situazioni complesse. I suoi principi di negoziazione sono diventati fondamentali per coloro che cercano di migliorare le proprie capacità di trattativa.

Ecco una panoramica dei principi chiave da tenere a mente.

Preparazione

La preparazione è fondamentale. Prima di iniziare qualsiasi negoziazione, è necessario raccogliere tutte le informazioni possibili sugli ostaggi, i sequestratori e la situazione generale. Questo include la storia, le richieste, le dinamiche all'interno del gruppo di sequestratori e le potenziali risorse.

Comunicazione

Stabilire una linea di comunicazione aperta è cruciale. Assicurati che i sequestratori sappiano che sei lì per ascoltarli. Puoi farlo attraverso intermediari o direttamente, a seconda della situazione.

Empatia

Mostra empatia verso gli ostaggi e i loro familiari. Questo può aiutarti a guadagnare la loro fiducia e a creare un legame umano.

Comunicazione assertiva

Quando comunichi con i sequestratori, sii calmo e assertivo. Mantieni la tua voce ferma e trasmetti chiaramente le tue intenzioni e i tuoi limiti.

Tempo

La negoziazione degli ostaggi richiede tempo. Non cercare di affrettare il processo. Può richiedere giorni o addirittura settimane.

Ascolto attivo

Ascolta attentamente ciò che i sequestratori dicono e cerca di capire le loro preoccupazioni e motivazioni.

Costruzione di soluzioni

Cerca di trovare soluzioni che soddisfino le esigenze dei sequestratori senza compromettere la sicurezza degli ostaggi o violare leggi o principi etici.

Trattativa delle richieste

Se le richieste dei sequestratori sono accettabili e fattibili, considera di soddisfarle. Tuttavia, fai in modo che qualsiasi concessione sia condizionata al rispetto dell'incolumità degli ostaggi.

Mediazione neutrale 

A volte, coinvolgere un mediatore neutrale o un esperto in trattative può aiutare a risolvere situazioni difficili.

Pianificazione per situazioni critiche 

Prepara piani di emergenza nel caso in cui la negoziazione fallisca o la situazione peggiori. La sicurezza degli ostaggi deve essere la priorità assoluta.

Trasparenza con le autorità

Collabora strettamente con le autorità competenti e condividi tutte le informazioni rilevanti con loro.

Flessibilità e adattabilità

Le situazioni possono evolversi rapidamente. Sii flessibile e pronto a modificare la tua strategia di negoziazione in base agli sviluppi.

Monitoraggio costante

Mantieni una costante vigilanza sulla situazione e sulla salute degli ostaggi. Rendi conto di eventuali cambiamenti alle autorità e alle parti coinvolte.

Terminazione pacifica

L'obiettivo principale deve essere una risoluzione pacifica della situazione. Cerca sempre di evitare un conflitto armato o l'uso della forza, che potrebbe mettere a rischio la vita degli ostaggi.

Debriefing

Dopo il rilascio degli ostaggi, è importante condurre una revisione dettagliata della negoziazione per identificare punti di forza e debolezza e migliorare le future operazioni.

Ricorda che la negoziazione degli ostaggi è una situazione ad alta pressione e può essere estremamente stressante. È importante avere un team di esperti dedicati a questa complessa operazione e lavorare in collaborazione con le autorità competenti per garantire una risoluzione sicura e pacifica. Le tecniche di negoziazione sono dei metodi e delle strategie che si usano per condurre una trattativa tra due o più parti che hanno interessi diversi o contrastanti, al fine di raggiungere un accordo vantaggioso per tutti.

Esistono diversi tipi e modelli di negoziazione, a seconda del grado di cooperazione o competizione tra le parti, del tipo di relazione che si vuole instaurare, degli obiettivi che si vogliono ottenere e delle risorse che si hanno a disposizione.


Tra le tecniche di negoziazione più comuni e utilizzate, possiamo citare:

La preparazione: consiste nel raccogliere informazioni sulla controparte, sul contesto, sulle proprie aspettative e sulle proprie alternative. Serve a definire gli obiettivi, le priorità, i margini di flessibilità e le strategie da adottare.

Il silenzio: consiste nel non parlare o interrompere la comunicazione per un breve periodo. Serve a creare attesa, suspense, pressione o riflessione nella controparte, a seconda dei casi.

La prima mossa: consiste nel fare la prima proposta o richiesta nella trattativa. Serve a stabilire un punto di riferimento, a mostrare sicurezza e determinazione, a testare la reazione della controparte.

Il valore: consiste nel dimostrare il valore della propria offerta, evidenziando i benefici, i vantaggi e le soluzioni che può apportare alla controparte. Serve a creare interesse, fiducia e soddisfazione nella controparte.

La pazienza: consiste nel non avere fretta di chiudere la trattativa, ma anzi prolungarla il più possibile. Serve a mostrare calma, controllo e professionalità, a non sembrare disperati o bisognosi, a far emergere le esigenze e le concessioni della controparte.

Il cedimento: consiste nel rinunciare a una parte delle proprie richieste o aspettative in cambio di qualcosa dalla controparte. Serve a creare un clima di collaborazione, a generare reciprocità e gratitudine, a raggiungere un compromesso equo.

Il superamento: consiste nel non lasciarsi scoraggiare dal rifiuto o dalle obiezioni della controparte, ma anzi affrontarle con argomenti validi e convincenti. Serve a dimostrare sicurezza, competenza e determinazione, a risolvere i dubbi e le perplessità della controparte.


Il potere del "no": Secondo Voss, il "no" è una parola potente in una negoziazione. La sua strategia si basa sull'idea che è più facile far dire "sì" a qualcuno dopo aver ottenuto un "no". Questo consente di capire meglio le preoccupazioni e le esigenze dell'altra parte.

Approfondiamo i concetti sopra esposti.

Ascolto attivo: Voss enfatizza l'importanza dell'ascolto attivo. Ciò significa non solo ascoltare le parole dell'altra persona, ma anche cercare di comprendere le loro emozioni e motivazioni. L'ascolto attivo aiuta a costruire fiducia e a stabilire un rapporto positivo.

Posto di comando emotivo: Una delle strategie chiave di Voss è il controllo delle emozioni. Egli suggerisce di rimanere calmi e di evitare reazioni impulsive durante una negoziazione. Questo aiuta a mantenere il controllo e a prendere decisioni più razionali.

Specifica e concreta: Le richieste vaghe o generiche possono portare a fraintendimenti. Voss consiglia di essere specifici nelle richieste e di fornire dettagli chiari. Ciò rende più facile per l'altra parte capire cosa si sta cercando di ottenere.

L'effetto del "come": Secondo Voss, il modo in cui si pone una domanda può influenzare la risposta.

Piuttosto che chiedere un "sì" o un "no", spesso è più efficace chiedere "come" qualcosa può essere realizzato. Questo apre la porta a una discussione più costruttiva.

Creare il "no" di protezione: Voss suggerisce di far sentire l'altra parte al sicuro dicendo loro che possono dire "no" in qualsiasi momento. Questo riduce la pressione e aumenta la probabilità che l'altra parte sia disposta a esplorare opzioni.

Il potere del silenzio: Il silenzio può essere un'arma potente nella negoziazione. Voss incoraggia a non riempire i vuoti di silenzio, ma a lasciare che l'altra parte pensi e risponda. A volte, la persona che tace per prima ottiene l'informazione di cui ha bisogno.

Empatia: Capire le emozioni e le prospettive dell'altra parte è cruciale. Voss promuove l'empatia come strumento per costruire ponti e superare gli ostacoli nella trattativa.


In conclusione, i principi di negoziazione di Chris Voss offrono un quadro completo per affrontare con successo situazioni di trattativa complesse. La sua esperienza nell'FBI ha dato origine a strategie che possono essere applicate in una varietà di contesti, dall'affari alla vita quotidiana. Ricordando l'importanza del "no", dell'ascolto attivo e dell'empatia, è possibile migliorare notevolmente le proprie abilità negoziali e ottenere risultati positivi.

Il concetto di "coltivare il sì": Voss sottolinea che la negoziazione non dovrebbe essere vista come una battaglia tra avversari, ma piuttosto come un'opportunità per costruire accordi vantaggiosi per entrambe le parti. La sua strategia si basa sull'idea di "coltivare il sì", cioè lavorare insieme all'altra parte per raggiungere una soluzione che soddisfi entrambe le parti. Questo approccio può portare a risultati più duraturi e relazioni più solide.

La gestione delle obiezioni: Le obiezioni sono inevitabili in una trattativa. Tuttavia, anziché vederle come ostacoli, Voss suggerisce di trattarle come opportunità per ottenere ulteriori informazioni e comprendere meglio le preoccupazioni dell'altra parte. Affrontare le obiezioni con calma e empatia può spesso condurre a soluzioni creative.

La costruzione di ponti: Una delle abilità distintive di Voss è la capacità di costruire ponti tra le parti in conflitto. Egli incoraggia a cercare punti di convergenza e interessi comuni, anche nelle situazioni più complesse. Questo può aprire la strada a soluzioni che altrimenti sembrerebbero impossibili.

La negoziazione come processo dinamico: Voss enfatizza che la negoziazione non è un evento singolo, ma piuttosto un processo continuo. È importante rimanere flessibili e adattabili, pronti a modificare la strategia in base alle circostanze e alle reazioni dell'altra parte.

La preparazione è fondamentale: Prima di entrare in una negoziazione, Voss raccomanda di condurre una ricerca approfondita e di preparare una strategia chiara. Conoscere l'altra parte, i loro interessi e le possibili alternative può metterti in una posizione di vantaggio.

La pazienza come virtù: La negoziazione può richiedere tempo. Voss consiglia di essere pazienti e di non essere troppo ansiosi nel cercare di chiudere rapidamente un accordo. A volte, dare all'altra parte il tempo di riflettere può portare a risultati migliori.

Il rispetto come fondamento: Infine, ma non meno importante, il rispetto è un principio cardine della negoziazione secondo Voss. Trattare l'altra parte con rispetto e cortesia non solo è etico, ma può anche contribuire a creare un ambiente più favorevole per una trattativa positiva.

In conclusione, i principi di negoziazione di Chris Voss sono una guida preziosa per coloro che cercano di migliorare le proprie capacità di trattativa. Questi principi mettono in evidenza l'importanza di ascoltare, di comprendere le emozioni e le prospettive altrui, e di lavorare insieme per raggiungere accordi vantaggiosi per entrambe le parti. Applicando queste strategie, è possibile aumentare le probabilità di successo nelle trattative e costruire relazioni più solide nel processo.

Queste sono solo alcune delle tecniche di negoziazione che si possono applicare in diverse situazioni e contesti. Ovviamente, non esiste una formula magica o universale per negoziare bene: ogni trattativa richiede una preparazione adeguata, una flessibilità adattativa e una creatività innovativa.

L’importante è avere sempre chiaro il proprio obiettivo e il proprio interesse, ma anche quello della controparte, cercando di trovare una soluzione che sia vantaggiosa per entrambi.


LIBRI CONSIGLIATI


Never Split the Difference:
Negotiating as if Your Life Depended on It di Chris Voss, libro fondamentale dal quale partire.

L’arte di negoziare di William Ury: un libro che spiega come negoziare in modo efficace e pacifico, usando il metodo del “no positivo” e del “terzo lato”.

Negoziare con successo di Roger Fisher e Daniel Shapiro: un libro che illustra come gestire le emozioni proprie e altrui nella negoziazione, usando il modello delle “cinque dimensioni”.

Negoziare in situazioni difficili di Deepak Malhotra e Max Bazerman: un libro che fornisce delle strategie pratiche per affrontare le situazioni di negoziazione più complesse e sfidanti, come le crisi, i conflitti, le trappole psicologiche, ecc.

"Never Split the Difference" è un libro scritto da Chris Voss, ex negoziatore capo dell'FBI per ostaggi e fondatore della Black Swan Group, un'azienda di consulenza sulla negoziazione. Il libro offre preziosi consigli sulla negoziazione, basati sulle sue esperienze nel mondo delle trattative ad alto rischio. La sinossi in italiano potrebbe essere la seguente:


L'angolo della sinossi


"In 'Never Split the Difference', l'ex negoziatore capo dell'FBI Chris Voss condivide la sua vasta esperienza nel campo delle trattative ad alto rischio, offrendo consigli preziosi su come ottenere risultati positivi in ogni tipo di negoziazione.

Basandosi su aneddoti e strategie di vita reale, Voss svela i segreti per gestire efficacemente situazioni di conflitto, negoziare con successo e ottenere accordi vantaggiosi.

Questo libro è una guida indispensabile per chiunque sia interessato a migliorare le proprie abilità di negoziazione e a ottenere risultati positivi in qualsiasi trattativa."


Negoziazione degli ostaggi: psicologia e tecnica

La negoziazione degli ostaggi è una delle discipline più delicate della psicologia forense applicata. Francesco P. Esposito introduce i principi fondamentali della crisis negotiation: come costruire rapporto con un soggetto in crisi, le tecniche di ascolto attivo, il controllo emotivo e i protocolli usati dalle forze dell'ordine nelle situazioni ad alto rischio. Non è come nei film — è molto più sottile.

→ Studia le tecniche forensi su accademiapsicocrime.it

giovedì 23 febbraio 2023

La sindrome di Stoccolma esiste davvero?

SONO IL MALE E TIFERAI PER ME
(LA VERA STORIA DELLA SINDROME DI STOCCOLMA)

Ci sono frasi che mitragliamo come raffiche di Ak47, lampi blu notte dai fragorosi ratatà/ratatà/ratatà. Parole che bestemmiamo in serie velocissime senza conoscerne le origini (oscure e malevoli, il più delle volte). 

Ma andiamo con ordine. Una piazza sferragliata da traballanti tram e passeggeri in sandali e calze si apre sull'ingresso della Sveriges Kredit Bank. 

Siamo nell'agosto del 1973 a Stoccolma, fa caldo e questa storia durerà altre 140 ore; vi consiglio quindi di mettere un album degli Abba, bere qualcosa e stare comodi. 

INTERNO GIORNO:

vetrate/scrivanie/valigette/soldi/cassiere e cinquanta formichine che brulicano affaccendate tra le colonne eleganti della banca più famosa di Norvegia; tutte tranne una che rimane immobile in mezzo alla scena. Jan-Erik Olsson, di professione rapinatore alquanto eccentrico e imbranato estrae rapido un mitra che teneva sotto il giubbotto, sventagliando una raffica di colpi verso il soffitto.

"Tutti giù per terra, zitti e fermi" ordina. 

Sembra una rapina perfetta, una di quelle di pochi minuti dove a rimetterci è solo banca (e questo ci rende tutti felici). 

Senonché una pattuglia di passaggio che sente gli spari chiama i rinforzi, entra in banca e assedia il rapinatore (alquanto eccentrico e imbranato, l'abbiamo già detto?). Lars è alle strette, decide così di liberare tutti i presenti tranne 4 impiegati che tiene come ostaggio: la cassiera Elisabeth, la stenografa Kristin, Brigitte, impiegata, e Sven, 25 anni, che era stato assunto da pochi giorni. 

Benvenuti nella Sindrome di Stoccolma. Olsonn si barrica nel caveau ma prima che la porta venga chiusa formula le richieste per non uccidere gli ostaggi: un'auto veloce, tre milioni di Corone e che venga liberato il suo amico Clark Oluffsson, all’epoca in prigione. 

La polizia accetta anche se in realtà non ha nessuna intenzione di far scappare Olsenn. Olufsson venne liberato e inviato dentro il caveau con un telefono per permettere a Jan-Erik di trattare con le autorità. 

Clark Oluffsson all’epoca aveva 26 anni e diversi precedenti penali, tra cui una condanna per rapina a mano armata ma una volta all’interno del caveau, secondo quanto raccontarono gli ostaggi, non si comporta come il complice di una rapina. Clark ha tutta l’aria di chi non voleva trovarsi in quella situazione ed è sempre gentile e premuroso. 

Nel frattempo con i suoi modi bizzarri, anche Jan-Erik riesce ad accattivarsi le simpatie e l’aiuto dei suoi sequestrati, che minuti dopo minuto vedono nella polizia il vero pericolo. 

Già durante il sequestro accadono alcune cose che attirano l’attenzione sul rapporto che si sta sviluppando tra ostaggi e rapinatori. 

Durante il primo giorno, Elizabeth deve andare in bagno, non vuole farsela addosso lì davanti a tutti e chiede cortesemente a Jan-Erik Olsson di poter usare la toilette, unico inconveniente è che si trova in fondo al corridoio a due passi dai poliziotti. 

Sorprendentemente Jan accetta e Elizabeth, nonostante fosse a pochi metri dalla liberà, una volta finito invece di scappare ritorna dai suoi sequestratori (!) 

Iniziano le trattative e Olsson parla al telefono addirittura con il Primo Ministro svedese dell’epoca, Olof Palme. Durante la prima telefonata Olsson minaccia di uccidere gli ostaggi e per sottolineare che non sta scherzando afferra per il collo Kristin Enmark. Prima che Olsson riattaca il telefono, il Primo Ministro sente le grida spaventate della donna. 

Il giorno dopo ci fu un’altra telefonata. Kristin Enmark si scusa per come si era comportata il giorno precedente e per le sue grida, accusando la polizia di aver tentato di fare irruzione nel caveau chiedendo addirittura al Premier che i due rapinatori e gli ostaggi venissero liberati. 

Nel frattempo la polizia aveva scavato diversi fori nel soffitto del caveau, da uno dei quali aveva calato una macchina fotografica per scattare alcune foto dell’interno. Olsson spara così due volte dentro alcuni dei fori, ferendo un agente della polizia scientifica (alla mano e al volto). 

Temendo che la polizia volesse utilizzare i fori per pompare del gas dentro il caveau, Olsson lega dei cappi intorno al collo degli ostaggi, in modo che rimanessero strangolati se un gas di qualche tipo li avesse fatti addormentare. Ma è un bluff: i cappi sono lenti e gli ostaggi addirittura si aiutano tra loro nel legarsi le corde al collo. Il 28 agosto, cinque giorni dopo, la polizia comincia a pompare del gas all’interno del caveau, costringendo Olsson ad arrendersi. Oluffsson venne assolto. 

Le testimonianze degli ostaggi sottolinearono che non era stato complice di Olsson e che aveva cercato in ogni modo di aiutarli. Jan-Eirk Olsson invece viene condannato a dieci anni per rapina a mano armata e una volta scontata la pena inizia a vendere auto, sposa una ragazza thailandese dalla quale ha ben 9 figli e vive una vita serena. Dopo la rapina una serie di racconti degli ostaggi colpirono molto l’opinione pubblica e spinsero il criminologo svedese Nils Bejerot a coniare l’espressione “sindrome di Stoccolma” durante un’intervista televisiva. 

La sindrome di Stoccolma è in genere descritta come una situazione paradossale durante la quale gli ostaggi esprimono sentimenti positivi nei confronti dei loro rapitori, trovandosi a dipendere completamente da loro: trascurano il pericolo al quale sono sottoposti e scambiano la mancanza di abusi da parte dei loro rapitori per atti di gentilezza. 

In realtà la sindrome di Stoccolma NON è classificata in nessun manuale di psicologia ed è stata nominata soltanto in un ridotto numero di studi scientifici. Gli psicologi sono d’accordo sul fatto che rappresenta un “caso particolare” di un fenomeno più ampio: i legami traumatici. 

Ma di questi, forse, ce ne occuperemo un'altra volta.

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La sindrome di Stoccolma è stata costruita su un caso. Un solo caso. E quell’unico caso era molto più complicato di come viene raccontato. Se vuoi capire cosa dice davvero la letteratura forense sul legame vittima-aggressore, ho lasciato l’analisi su Black Box Crime.

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