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lunedì 9 dicembre 2024

Area 51: dentro la base che il governo non vuole farti vedere (e cosa ci dice la psicologia del complotto)


👽👽👽

I luoghi non sono solo spazi geografici.


Sono membrane sottili tra il reale e l'inconcepibile, soglie che sussurrano segreti dimenticati.
37° 14' 14" N - 115° 48' 05" O: coordinate di un incubo chiamato Area 51.

Nomi come "Dreamland", "Paradise Ranch", "Groom Lake" – frammenti di un universo nascosto dove la tecnologia sfonda i confini della ragione.

Bob Lazar, l'ingegnere che giura di aver visto velivoli atomici capaci di violare le leggi fisiche, racconta di macchine aliene che sfidano l'immaginazione. Soldati nelle ombre bisbogliano conferme, mentre la verità ondeggia tra realtà e allucinazione.

Forse tecnologia di Roswell, forse miraggio della Guerra Fredda – un luogo dove gli incubi governativi prendono forma.

Eppure, dietro questi prodigi tecnologici, un'altra verità si nasconde: nel Nevada di oggi, uomini muoiono per mancanza di un'assicurazione, dimenticati come relitti in un deserto di indifferenza.
La realtà supera sempre l'immaginazione. Sempre.

🛸🛸🛸

In questo episodio, Fabiola di Gianfilippo, attrice, dà voce a un breve racconto intrigante che esplora i segreti dell'Area 51, un luogo avvolto in un alone di mistero e teorie della cospirazione.

Con la sua interpretazione emozionante e coinvolgente, Fabiola vi guiderà attraverso le ombre di questo enigmatico sito, dove si intrecciano realtà e finzione, e dove l'ignoto sfida la nostra immaginazione.

Questa narrazione non solo cattura l'essenza delle leggende che circondano l'Area 51, ma porta anche alla luce interrogativi sul nostro mondo, spingendoci a riflettere sul confine tra verità. società e mito.

Preparatevi a un'esperienza di ascolto unica, che vi terrà incollati alle cuffie, mentre sveliamo i misteri celati dietro le porte chiuse dell'Area 51.

Buon ascolto, e ricordatevi: la verità potrebbe essere più vicina di quanto pensiate, hi hi hi, ghigno malefico!


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Psicologia del complottismo: cosa ci dice la criminologia

L'Area 51 non è solo una leggenda popolare — è un caso di studio sulla psicologia della cospirazione. Come mai menti razionali abbracciano teorie non verificabili? Francesco P. Esposito, criminologo forense, esplora i meccanismi cognitivi che alimentano il pensiero cospirativo: dalla dissonanza cognitiva al bisogno di controllo narrativo, fino ai pattern comportamentali che accomunano i credenti nelle teorie del complotto.

Capire come funziona la mente — anche quando si inganna da sola — è uno strumento fondamentale per chi studia crimini e comportamento umano.

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venerdì 6 dicembre 2024

Pornografia di bassa qualità e crimine violento: un'analisi approfondita

 

Il legame tra pornografia "fatta male" e crimine violento è complesso e tocca diversi ambiti, tra cui psicologia, sociologia, educazione sessuale e criminologia. Nonostante non si possa affermare una relazione di causa-effetto diretta, l'esposizione a contenuti problematici può contribuire a un contesto in cui certi comportamenti violenti trovano terreno fertile. Ecco un’analisi dettagliata.



Cos’è la pornografia “fatta male”?
  • Rappresentano violenza o coercizione: Anche quando simulata, la violenza nei contenuti pornografici può normalizzare comportamenti pericolosi.
  • Promuovono stereotipi dannosi: Rafforzano dinamiche di potere squilibrate, oggettivano le persone (soprattutto donne) e presentano relazioni sessuali irrealistiche.
  • Mancano di contesto educativo: Non educano gli spettatori al consenso o alle relazioni sane, contribuendo alla diffusione di idee sbagliate.
  • Ricorrono a rappresentazioni degradanti: Le scene che umiliano o abusano di uno dei partecipanti possono avere effetti negativi sugli spettatori, specialmente se non c'è un filtro critico.

Con il termine "pornografia fatta male" ci riferiamo a contenuti che:




Impatti sui comportamenti violenti

L’esposizione a contenuti pornografici problematici può influenzare le persone in vari modi:

Desensibilizzazione alla violenza

Guardare ripetutamente scene che includono elementi di coercizione o abuso può ridurre l’empatia verso le vittime di violenza e normalizzare tali comportamenti. Questo fenomeno è noto come desensibilizzazione.

Emulazione dei comportamenti

Alcune persone, specialmente giovani o individui vulnerabili, potrebbero imitare i comportamenti osservati nei contenuti pornografici. Questo rischio aumenta in assenza di un’adeguata educazione sessuale che aiuti a distinguere tra finzione e realtà.

Distorsione della realtà

La pornografia fatta male può portare a credere che:

  • La violenza sia una parte accettabile o desiderabile delle relazioni sessuali.
  • Le donne (o altre minoranze rappresentate) siano oggetti da sfruttare, anziché individui con diritti e desideri propri.



Cosa dicono gli studi scientifici?

La ricerca accademica fornisce informazioni utili, ma la relazione tra pornografia e crimine violento rimane controversa.

Correlazione, non causalità

Gli studi dimostrano che la pornografia di per sé non causa crimini violenti. Tuttavia, in individui predisposti a comportamenti devianti (ad esempio, a causa di disturbi psicologici, traumi o isolamento sociale), l’esposizione a contenuti violenti può amplificare certi impulsi.

Effetti cumulativi

Un consumo eccessivo di pornografia problematica può:

  • Alimentare fantasie violente o illegali.
  • Portare alla ricerca di contenuti sempre più estremi, con il rischio di dipendenze comportamentali.

Studi sulle dipendenze

Alcune ricerche hanno evidenziato che chi sviluppa dipendenze dalla pornografia spesso perde il controllo sui propri impulsi, aumentando il rischio di comportamenti antisociali o aggressivi.



Fattori culturali e sociali


Il ruolo dell’educazione sessuale

In società dove l’educazione sessuale è carente, la pornografia diventa la principale fonte di informazioni sul sesso. Questo fenomeno è particolarmente pericoloso quando i contenuti promuovono messaggi dannosi.

Influenza dei media e dei social network

La pornografia accessibile su piattaforme gratuite, spesso priva di regolamentazioni, può diffondere modelli violenti e irrealistici su larga scala, raggiungendo anche minori.

Parità di genere

Le società che promuovono l’uguaglianza di genere tendono a mitigare gli effetti negativi della pornografia, poiché i valori di rispetto reciproco fungono da antidoto alle rappresentazioni dannose.


5. Implicazioni criminologiche

La pornografia fatta male può contribuire indirettamente al crimine violento in tre modi principali:

  • Legittimazione culturale della violenza: Può rafforzare l’idea che il potere o la coercizione siano normali in certi contesti.
  • Modelli comportamentali: In individui vulnerabili, può fornire un modello negativo da emulare.
  • Influenza sulla recidiva: Nei criminali già inclini alla violenza, la visione di contenuti pornografici problematici può stimolare fantasie che portano a nuovi crimini.


6. Strategie per ridurre il rischio


Educazione sessuale inclusiva

  • Promuovere il consenso, la parità di genere e il rispetto reciproco.
  • Insegnare a distinguere tra finzione e realtà, fornendo strumenti per analizzare criticamente i contenuti pornografici.

Regolamentazione della pornografia

  • Richiedere standard etici nella produzione e distribuzione.
  • Vietare contenuti che rappresentano violenza non consensuale o degradazione estrema.

Supporto psicologico

  • Fornire aiuto a chi sviluppa dipendenze dalla pornografia o manifesta comportamenti a rischio.
  • Offrire programmi di riabilitazione per chi è coinvolto in crimini legati alla violenza sessuale.

Responsabilità delle piattaforme

Le piattaforme che ospitano contenuti pornografici devono adottare politiche di moderazione rigorose per evitare la diffusione di contenuti dannosi.


Conclusione

La pornografia di bassa qualità può avere effetti profondamente negativi, soprattutto su individui vulnerabili o in contesti sociali privi di educazione sessuale e di strumenti critici. Per prevenire il legame tra pornografia problematica e crimine violento, è fondamentale intervenire con un approccio multidisciplinare che includa educazione, regolamentazione e supporto psicologico.

Bibliografia essenziale

  • Neil Malamuth (1981). Rape Proclivity Among Males. Journal of Social Issues.
  • Edward Donnerstein & Daniel Linz (1987). The Effects of Sexual Violence in Mass Media.
  • Dolf Zillmann & Jennings Bryant (1988). Pornography: Research Advances and Policy Considerations.
  • Diana Russell (1998). Dangerous Relationships: Pornography, Misogyny, and Rape.
  • World Health Organization (2002). World Report on Violence and Health.
  • American Psychological Association (2007). Report of the APA Task Force on the Sexualization of Girls.
  • Ana Bridges et al. (2010). Aggression and Sexual Behavior in Best-Selling Pornography Videos. Violence Against Women.
  • Michael Seto (2013). Internet Sex Offenders. American Psychological Association.
  • Gail Dines (2010). Pornland: How Porn Has Hijacked Our Sexuality. Beacon Press.
  • Robert Jensen (2007). Getting Off: Pornography and the End of Masculinity. South End Press.
  • Todd Kendall (2007). Pornography, Rape, and the Internet. Journal of Law and Economics.
  • Milton Diamond (2009). Pornography, Public Acceptance and Sex Related Crime: A Review.
  • UNESCO (2018). International Technical Guidance on Sexuality Education.
  • European Commission (2020). Gender Equality Strategy 2020–2025.
  • Council of Europe (2011). Convention on Preventing and Combating Violence Against Women (Istanbul Convention).



Pornografia, devianza e crimine violento: l'analisi criminologica

Il dibattito sul legame tra pornografia di bassa qualità e crimine violento è uno dei temi più controversi della criminologia contemporanea. Francesco P. Esposito, criminologo forense, analizza le evidenze scientifiche disponibili: dai pattern comportamentali nei soggetti esposti a contenuti estremi, fino ai modelli di devianza sessuale documentati nei casi giudiziari.

La criminologia non giudica — analizza. E quello che emerge dai dati reali è più complesso — e più preoccupante — di quanto le serie TV vogliano mostrare.

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lunedì 13 marzo 2023

Forse non tutti sanno che...


Nell'antica Roma, la criminalità era una realtà come in qualsiasi altra società.

Secondo gli studiosi, il primo vero "padrino" di un'organizzazione criminale fu Clodio, attivo tra gli anni 59 e 50 a.C. La sua rivalità con l'ex gladiatore Milo e il suo gruppo di schiavi armati ha fatto la storia dell'antica Roma.

Clodio era un politico romano, noto per la sua ricchezza e il suo potere. Era un populista, che cercava il sostegno delle masse con la distribuzione di cibo e il finanziamento di giochi e spettacoli. Tuttavia, aveva anche un lato oscuro, e si dice che abbia iniziato a organizzare attività criminali per finanziare le sue attività politiche.

La sua organizzazione criminale era composta da schiavi e disperati, che commettevano furti, rapine e omicidi su sua richiesta. In cambio, Clodio forniva loro protezione e denaro. La sua attività criminale raggiunse il suo apice durante la Guerra Civile tra Giulio Cesare e Pompeo, quando Clodio organizzò un gruppo di bande armate per mantenere il controllo delle strade di Roma.

La rivalità tra Clodio e Milo, ex gladiatore diventato politico, si intensificò quando Clodio iniziò a prendere in prestito i "servizi" dei gladiatori di Milo come guardie del corpo. In risposta, Milo organizzò un gruppo di schiavi armati per proteggere se stesso e la sua fazione politica. Ciò portò a un aumento della violenza nelle strade di Roma, culminando in un attacco a Clodio nel 52 a.C., che fu ucciso con 30 coltellate.

La morte di Clodio portò a una maggiore violenza e instabilità a Roma, con bande criminali che cercavano di prendere il controllo delle strade. Tuttavia, la rivalità tra Clodio e Milo ha fatto la storia dell'antica Roma, e la sua eredità continua ad essere studiata dagli storici moderni.

In conclusione, l'antica Roma non era immune alla criminalità, e Clodio è stato il primo vero "padrino" di un'organizzazione criminale nella storia romana. La sua rivalità con Milo e il suo gruppo di schiavi armati è stata una delle più famose della storia di Roma e ha avuto un impatto duraturo sulla società dell'epoca.

🏛️🗡️📜

Nel sistema giuridico dell'antica Roma, l'omicidio era considerato uno dei reati più gravi e veniva punito con la morte. Tuttavia, la gestione dell'omicidio era diversa a seconda delle circostanze.

Nel caso in cui un cittadino uccidesse un altro cittadino, l'accusato doveva essere processato di fronte al tribunale. In questo caso, era importante dimostrare la colpevolezza dell'imputato e l'accusa doveva essere sostenuta da prove concrete e testimonianze.

Tuttavia, se l'omicidio era stato commesso accidentalmente o in legittima difesa, l'imputato poteva richiedere il giudizio della triade degli dei capitolini. In questo caso, l'accusato doveva recarsi nel tempio della triade e invocare il loro giudizio. Gli dei venivano chiamati a decidere se l'omicidio era stato commesso per legittima difesa o per accidente, e se fosse stato ritenuto tale, l'accusato sarebbe stato scagionato.

Inoltre, l'omicidio commesso da uno schiavo o da un estraneo era gestito in modo diverso. In questo caso, l'accusa non veniva sostenuta da prove o testimonianze, ma l'arresto dell'imputato era sufficiente per dimostrare la sua colpevolezza. L'imputato veniva quindi punito con la morte.

In generale, la gestione dell'omicidio nell'antica Roma era severa e rigorosa, ma era influenzata dalle circostanze specifiche del reato.


Curiosità criminologiche: quello che i media non ti dicono

Francesco P. Esposito, criminologo forense, condivide una serie di curiosità criminologiche sorprendenti — fatti reali che ribaltano le convinzioni comuni sul crimine, sui criminali e sulle indagini. Dalla statistica forense alla psicologia investigativa, passando per casi studio che hanno cambiato il modo di fare criminologia. Quello che forse non sapevi e che cambia il modo in cui guardi il mondo.

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lunedì 20 febbraio 2023

PIZZAKEBAB, il mio libro investigativo


PIZZAKEBAB, IL LIBRO


🤔 Cosa sappiamo di immigrazione, criminalità e mafie straniere in Italia? 
Siamo invasi da chi vuole sostituire le nostre tradizioni e imporci barbare usanze? 🤔

Qual è il rapporto tra sicurezza, carcere e delinquenti extracomunitari? 🤔

Prostituzione, cocaina, sale scommesse da chi sono gestite veramente? 💰💊💰
Potere, soldi, sangue in ogni dispaccio informativo, in ogni vicolo e anfratto. 
Verità che s'intrecciano con fake news fino a diventare irriconoscibili. 📰🚫

Pizzakebab affronta senza giubbotto antiproiettile fatti spaventevoli mitragliati a colpi di Kalashnikov da telegiornali e social. 🔫😱

Pizzakebab è un viaggio oscuro e adrenalinico tra delinquenze comuni e mafie straniere bramose di conquistare il territorio italiano. 🌎💀

Un viaggio tra periferie ischemiche e desolate, ipertrofiche di cemento, illuminate da lampioni come tic e flebili lampeggianti blu Polizia. 🏢🚨

Una narrazione sussurrata da denti bianchissimi e cravatte impeccabili, urla lancinanti di vittime sole e disperate. 🗣😢

Pizzakebab parte dal Sudamerica, lambisce le periferie gialle di povertà di Benin City per poi imbarcarsi dal porto di Tangeri verso la Mamma che aspetta sempre calda e vogliosa al porto di Gioia Tauro. 🛳🌍

Un libro da leggere con il corpo, la pelle, lo stomaco, il dolore. Buon viaggio. 📚💪😔

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Leggi un estratto!
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Mafia nigeriana, Mafia albanese, Mafia maghrebina, Mafia cinese, Mafia italiana, Mafia russa: si fa preso a dire mafia, ma siamo sicuri di saperne abbastanza?

La mafia è un’organizzazione criminale che utilizza, a piene mani, l’intimidazione per commettere reati e acquisire la gestione e il controllo di aziende del tessuto sociale sano, appalti pubblici e servizi, al fine di rafforzare il controllo del territorio e dei profitti economici (Paoli, 2003; Finckenauer, 2005; Lavorgna e Sergi, 2014). La presenza della mafia non crea ricchezze bensì è mortifera per lo sviluppo sociale ed economico del Belpaese come metastasi nascoste in un mela. 

In particolare, per mezzo di strumenti violenti e banditeschi, Mafia S.p.a. ostacola lo sviluppo finanziario, culturale e umano dello stato che attacca attraverso l’infiltrazione dei suoi membri nei più importanti gangli istituzionali e politici (Ruggiero, 2010; Pinotti, 2015; Savona, 2015).

Analogamente ad altre organizzazioni criminali, la mafia condivide in particolare con il sistema bandistico alcune caratteristiche sociali e antropologiche come il raggiungimento di uno status superiore, potere, rispetto e un senso di protezione dalle minacce sociali (Taylor, 2008; Goldman, 2014; Travaglino, 2014). Per quanto riguarda le organizzazioni criminali possiamo ben affermare che esse forniscono un’identità sociale distintiva e un senso di appartenenza particolarmente seducenti per i giovani che affrontano alti livelli di insicurezza lavorativa, disoccupazione e politiche giovanili deboli (Travaglino, 2014; Di Blasi, 2016). 

Il caso di studio più significativo è la mafia siciliana che mostra alcune caratteristiche distintive e primordiali quali: una struttura interna più formale, attività economiche e relazioni politiche ben definite, codici di condotta specifici, soprattutto se paragonati alle bande, ai narcos, alle Farc, a chi porta avanti il Jihad etc (Paoli, 2003; Travaglino, 2014). 

Inoltre la mafia mantiene il monopolio della violenza e il controllo di un territorio poiché assicura illegalmente diversi servizi che lo Stato non è in grado di somministrare ai cittadini (Gambetta, 1993; Paoli, 2003, 2004; Schneider e Schneider, 2005); la mafia richiede ai suoi membri il giuramento di fedeltà per tutta la vita: si esce solo morti (o da morti) (Paoli, 2003; Lo Verso e Lo Coco, 2004). La minaccia o l’uso efficace della violenza viene anche impiegata per imporre l’obbedienza alle comunità in cui il sistema mafioso esercita la sua influenza e per spaventare o eventualmente eliminare coloro che si oppongono al potere e alle attività economiche dell’organizzazione criminale (Travaglino, 2014). Mafia, ‘Ndrangheta, Camorra, quel che resta della Sacra Corona Unita, Mafia Capitale: non vi è mai una sola declinazione del Male Organizzato. Attraverso una vasta infiltrazione del tessuto vitale delle comunità, la mafia esercita una forma di controllo sociale che può essere descritta come un sistema di sicurezza privato che garantisce protezione, imponendo nel contempo il rispetto delle regole dell’organizzazione criminale (Gambetta, 1993). 

Questo controllo sociale implica sottomissione e omertà (la legge del silenzio) sia per gli affiliati che per i comuni cittadini (Paoli, 2003; Lo Verso e Lo Coco, 2004). Un disvalore quale l’omertà richiede il dovere di lealtà, obbedienza e silenzio degli affiliati e quando queste regole vengono trasgredite i membri vengono puniti con l’uso di crudeltà e con la morte. Tuttavia la legge del silenzio si applica a tutti gli altri e implica di evitare la collaborazione con le Forze dell’Ordine, i preti e tutti coloro che indossano divise. 

Gli studiosi del crimine, anche recentemente, hanno evidenziato chiaramente come nelle organizzazioni criminali italiane l’omertà sia una patologia socioculturale legata ai concetti di onore, patriarcato e mascolinità (tossica). Il legame tra onore e mascolinità deviata è evidente nelle espressioni linguistiche come “uomini d’onore”, “contasti onorati”, “appartenenti al sistema” (Paoli, 2003 ), che descrivono gli affiliati a Cosa Nostra. 

È richiesto un vero uomo d’onore per poter vendicare crimini e offese senza l’aiuto delle autorità e degli sbirri. 

In particolare, la maggiore accettazione da parte degli individui dell’omertà e l’ideologia legata all’onore era collegata sia alla percezione di una maggiore legittimità delle organizzazioni criminali sia a un minor numero di intenzioni di azione collettiva contro di esse. Come evidenziato in letteratura, Mafia Inc. influenza il contesto italiano non solo dal punto di vista economico e politico, ma indebolisce anche l’intero sistema comunitario compromettendo il capitale sociale, i valori, le identità sociali e le rappresentazioni mentali. 

Gli effetti del crimine organizzato italiano sono stati ampiamente esaminati dal punto di vista sociologico, economico e storico, poche ricerche però si sono concentrate sull’influenza che la mafia esercita sugli individui e sulle comunità in termini di impatto psicologico e sociale. Negli ultimi due decenni importanti autori hanno studiato la mafia da una prospettiva psicologica al fine di ottenere una comprensione più profonda della cultura e della mentalità alla base dei comportamenti mafiosi. 

Questi studi hanno messo in evidenza come i Sistema mafioso generi sofferenza e angoscia sia nei membri della famiglia che nelle sue vittime. 

La mafia è sempre più forte e, allo stesso tempo, ha raggiunto livelli di invisibilità fuori dal comune permeando anche le nostre menti di “gente timorata di Dio”. Perché se un bambino di etnia rom ruba una borsetta o uno straniero delinque urliamo: “dignità italiana”, “via dal nostro paese”, “la cittadinanza si suda”, “mi devo difendere pure con le armi se entrano in casa” mentre sulle mafie commentiamo poco o nulla? 

A voi non sconvolge che l’ndrangheta abbia filiali in ogni paese d’Europa, che la cocaina nel vecchio continente sia praticamente un monopolio delle nostre mafie che detengono l’80% del mercato? Perché ci fa più paura l’Islam della camorra che pesa per l’1% del Pil italiano? Libri, convegni, occasioni di presenze sociali di lunga durata che coinvolgono la società civile e la pubblica amministrazione cambiano corpi, anime e prevengono altra morte e dolore. 

Perché vi è una bramosia di capire, scovare, percepire che non da tregua. Vi è sotto cumuli di indifferenza, ne sono certo, un’ancestrale necessità in ognuno di noi di comprendere e scendere nelle complessità, fossero anche cantinole buie e spaventevoli. 
Un esempio? Circa l’80% delle migranti arrivate via mare in Italia è probabile vittima di tratta. Vengono fatte partire verso l’Europa con la promessa di un lavoro come commessa, aiuto parrucchiera o addetta alle pulizie. 

Prima del lungo viaggio sono sottoposte a un rito voodoo arcaico a garanzia del debito contratto con l’organizzazione. 

L’anima viene presa dallo stregone, tenuta in ostaggio dalle mafie e restituita dopo essere stata ricomprata a caro prezzo. Se la vittima non paga o non fa quello che le viene ordinato la maledizione ricadrà sulla ragazza, su tutti i suoi famigliari e l’anima non le verrà mai più restituita. Durante la traversata vengono picchiate, violentate, umiliate, costrette alla fame. Alcune non ce la fanno, i loro corpi ancora troppo giovani non sopportano tutto quel dolore, muoiono e vengono buttate in mare. 

Quelle che sopravvivono e riescono a sbarcare si fingono in buona salute e si dichiarano maggiorenni, così sarà più facile per i loro carnefici prelevarle. Gli aguzzini della tratta sanno che in Italia ci saranno la camorra di Castel Volturno, la ‘Ndrangheta di Africo, le bande pugliesi, la mafia nigeriana e le madame italiane e straniere ad occuparsi di loro. Un meccanismo perfetto, un’offerta low cost competitiva e di grande quantità. Clienti italiani ed europei bramosi di nuove ragazze non mancano di certo, clienti che accosteranno impazienti su ogni arteria impazzita da traffico ischemico e tumorale che porta alle periferie abbandonate delle nostre coscienze. 

Riusciremo a capire? Non ne ho certezza e, forse proprio per questo, il viaggio è ancora più urgente.

Benvenuti a Pizzakebab.

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Criminologia forense e crimine organizzato: metodo reale

PIZZAKEBAB è un'indagine vera, non una storia romanzata. Francesco P. Esposito, criminologo forense, analizza i meccanismi di infiltrazione della criminalità organizzata straniera in Italia: dalle rotte del traffico ai modelli comportamentali, fino alle connessioni con le grandi mafie italiane come 'Ndrangheta, Camorra e Cosa Nostra.

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